Varici alle gambe
Diagnostica e terapia da consigliare?
Le vene varicose o varici alle gambe sono praticamente sempre il sintomo e la conseguenza di una malattia delle vene, ma non rappresentano la malattia in sé. Cioè a dire: esiste in ogni caso e sempre una patologia di un’altra vena, generalmente più grossa, che causa queste varici alle gambe.
Se si vogliono rimuovere per sempre le varici, si deve trattare quindi la causa (la vena ammalata più grande) e non la diretta conseguenza cioè le varici createsi.
La causa più frequente per queste varici, che si formano proprio al di sotto del ginocchio, è un difetto da ricercare nell’ambito più superficiale di un lungo vaso sanguigno chiamato vena safena magna.
Questa vena della dimensione di circa 3 millimetri inizia davanti al malleolo mediale (da dove è visibile anche nei soggetti sani) e si porta poi sulla faccia mediale della gamba do¬ve risale verticalmente; all'altezza del ginocchio descrive una curva e si porta poi nella faccia antero-mediale della coscia fino all’inguine dove sbocca nel profondo sistema venoso interno.
Possiede fino a 20 valvole che permettono al sangue di risalire lentamente da valvola a valvola come su una scala e sui suoi scalini.
Se il vaso sanguigno è difettoso, allora le sue valvole non funzionano più e il sangue tende a stagnare in basso e non a salire.
Questo processo inizia nella maggior parte dei casi per via di un difetto delle prime due valvole superiori che si trovano direttamente alla giunzione safeno femorale (chiamata anche crosse). La pressione che si viene e creare determina un effetto domino e così si espande verso tutte le altre valvole.
Quando l’effetto domino della valvola difettosa dall’inguine raggiunge la parte inferiore della coscia, allora iniziano a crearsi varici alle gambe. Si formano in seguito alla pressione che il ristagno del sangue esercita sulle piccole vene laterali, le fa quasi „gonfiare“ e crea il bruttissimo apparire delle varici.
Per risolvere il problema in maniera duratura, non basta naturalmente trattare le varici formatesi, ma bisogna occuparsi della causa primaria e quindi trattare la vena safena magna.
Se questa vena, il cui ristagno provoca differenti patologie come la tromboflebite, trombosi o addirittura l’ulcera cronica, è rimossa allora scompariranno pian piano e da sole anche le varici alle gambe.
Questo presenta naturalmente il vantaggio che nell’ambito di queste vene non bisogna più intervenire con tagli, punture o iniezioni: meno si interviene sul sottile strato di tessuto delle gambe (qualsiasi tipo di intervento rappresenta sempre un trauma) e più duraturi sono i risultati sia medici che cosmetici.
Oggi la vena safena magna è trattata in genere tramite catetere (a radiofrequenza e più raramente laser), oppure si interviene con un’operazione stripping convenzionale.
Ci sono – ma meno frequentemente – anche altre cause che determinano le varici alle gambe, per esempio dei difetti nelle vene perforanti che collegano il sistema venoso superficiale con quello più profondo in molti punti delle gambe.
Quando si è veramente individuata la causalità, si aspetta in genere sei mesi: il tempo di cui il fisico ha bisogno per adattarsi di nuovo alla normalità.
Caso mai ci fossero ancora dei resti di varici, si possono eliminare in seguito senza problemi tramite sclerotizzazione con schiuma.
Decisivo comunque per la programmazione della terapia è sempre e in ogni caso una precisa diagnostica.
Oggi si esegue per lo più una sonografia duplex con codifica a colori, praticamente un procedimento ad ultrasuoni che rappresenta la direzione del sangue in diversi colori (se verso l’alto o verso il basso si riconosce dai diversi colori).
Questo esame va eseguito in maniera molto precisa, da un professionista con esperienza in materia e deve durare un’ora o anche più a lungo in maniera da potersi fare un’idea esatta delle vene: noi lo definiamo „mapping“.
Questo esame si può combinare a delle misurazioni delle vene (flebodinanometria o reografia a luce riflessa), termografia e doppler.
Una sola e semplice ecografia doppler oggigiorno non è più considerata sufficiente.
In questo caso si tratta di una grossolana misurazione del flusso del sangue nei vasi per mezzo di una sonda a ultrasuoni che trasmette il flusso in suoni appunto.
Il Dr. Florian Netzer sarà lieto di informarvi più dettagliatamente sul tema. Chiedete subito!










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